FREAK

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“Quando non ci saranno più i “mostri” allora saremo costretti ad accorgerci di quanto mostri siamo noi.”

 

Freak è una raccolta di volti, storie e persone. Il termine Freak nasce attorno agli anni ‘70. Il termine etichettava chi aveva atteggiamenti anticonformisti e stravaganti. Negli Stati Uniti, tra il XIX e il XX secolo nascono i “Freak show”, spettacoli a pagamento che consistevano nell’esibizione di persone con aspetto considerato anomalo. Ispirandomi alla storia di questo termine, ho deciso di chiamare Freak questa raccolta fotografica perché racchiude storie di persone fuori dai comuni canoni sociali a cui siamo adesso abituati.

Potrebbero essere una sorta di Freaks 2.0. Si tratta di personalità diverse tra loro, lontane per certi versi, accomunate dalla voglia o necessità di uscire fuori dai canoni imposti da una società che sembra volere un mare di identicità.

La raccolta è avvenuta casualmente. Sono solito uscire con la mia fotocamera alla ricerca di storie, senza pormi limiti di alcun genere. Gli incontri più significativi sono avvenuti nei posti che prediligo per “uscire fuori”: bettole dimenticate di periferia. Per natura mi piace ascoltare storie e ogni volta che ne ho sentita una che mi ha particolarmente colpito, ho schiacciato il click della mia fedele compagna di incontri per immortalare chi di quelle storie fosse protagonista.

In un mondo frenetico, competitivo, che ci vuole piccoli Bolt che sfidano il tempo per raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi, bisognerebbe coltivare la lentezza. Avere tempo di conoscere l’altro da sé, senza avere timore, senza pregiudizi. I miei Freaks sono problematici, complessati, alcuni impauriti, pienamente e totalmente consapevoli di esserlo, sono “i ragazzi fuori” della nostra società che fingono di essere chi non sono di giorno e ritornano ad essere se stessi al buio. Ringrazio ogni singola persona che fa parte di questo progetto per essersi raccontata a me. Con questa raccolta voglio solo illuminare chi sta al buio!

Le storie che ho incrociato sono delle più svariate.

Da Pasquale che ha due vite: di giorno lavora in un cantiere e ha due figlie ed un moglie; la notte, invece, diventa “Drag, La zia”; Mario che aveva una vita normale, una piccola azienda, poi d’un tratto la crisi e tutto è andato a rotoli. Oggi è costretto a consegnare le pizze di notte per studenti troppo stravolti per andare in pizzeria. O come Hassan che racconta confuso mille storie per giustificare il fatto di essere qui: “ ho viaggiato in mare, ho salvato delle vite…” come se poi si dovesse giustificare la voglia di cambiare e provare a migliorare le proprie condizioni di vita. Carmelo, siciliano che emigra per un futuro migliore, ma trova solo problemi e cade nell’eroina. Miriam che studia, si laurea, ma dopo tanti sacrifici suoi e della sua famiglia, trova solo un posto come operaia in una fabbrica di bicchieri; poi una sera conosce un ragazzo, sembra andare bene, sembrano innamorati, lei resta incinta e lui la abbandona, così non sa più che fare, tenere il bambino e perdere il proprio post di lavoro o abortire e continuare a fare qualcosa che non ha mai voluto fare. ZioOzy, un personaggio che fin da giovane si è abbandonato ai vizi, non è riuscito a gestire una famiglia ed ora si trova solo e abbandonato, vive in un centro Caritas e ci tiene a ripetere che “i super eroi esistono solo nei fumetti” Domenico, invece, vive sepolto in casa. Di giorno conduce apparentemente una vita tranquilla, lavora in fabbrica ma quando torna a casa, iniziano le sue manie. È un accumulatore seriale. Samir vive in uno “stanzone” con altre 10 persone; i letti sono pochi, alcuni si arrangiano su materassi di fortuna; c’è solo un bagno, ma spesso l’ acqua non basta per tutti.

Ho trovato tanto amore nelle notti della città. Forse a volte è un amore che deve rimanere celato e che può’ vivere solo mentre tutti gli altri non possono vederlo.

La gente costruisce costantemente dei mostri, imposta canoni e lo fa solo al fine di pulire la propria coscienza dalle brutture che combina tutti i giorni. Fa comodo sapere che c’è gente che fa cose “peggiori” di noi, ma i in realtà il vero mostro è l’indifferenza. In queste storie non si vuole sensibilizzare all’ accoglienza, alla comprensione, ma si vuole aprire uno sguardo sull’uomo e sulla sua silenziosa richiesta di aiuto nei confronti di chi ignora l’esigenza del prossimo.

Molte persone hanno dimenticato da dove vengono e quali sono le proprie origini. In questa era narcisista e violenta  bisognerebbe capire che per vivere in una società bisogna necessariamente fare i conti con il proprio vicino.Da ognuno di questi incontri ho tratto degli insegnamenti. Il lavoro fa parte di un progetto a lungo termine ancora in corso. Ogni storia merita di essere raccontata!

Gianluca D'Elia

Gianluca D'Elia

Gianluca D'Elia è un regista e direttore della fotografia indipendente. “Il mio intento è quello di suscitare riflessioni, amo scendere in profondità e voglio che i miei racconti siano autentici e veritieri.” Professionista del settore audiovisivo, si dedica a tempo pieno alla realizzazione di documentari e produzioni commerciali. Predilige tematiche naturalistiche e antropologiche. Collabora con partner di rilievo nel settore e si specializza nella produzione di reportage.

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