Il 25 aprile ai tempi del COVID

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Il 25 aprile 1945 è stato il giorno in cui il CLNAI (Comitato liberazione nazionale alta Italia) decise di proclamare l’insurrezione di tutto il nord Italia. Ed è stato il giorno in cui si diede così l’avvio alla liberazione del settentrione del nostro paese – anche se in realtà Bologna e Genova si erano già liberate, il 21 e il 23 aprile.

Divenne festa nazionale un anno dopo, quando il governo di Alcide De Gasperi con l’allora re Umberto II sancirono tale giorno come la “Festa della liberazione”.

Quest’anno, vivremo la Festa della Liberazione in maniera del tutto inedita, ossia: stiamo vivendo una pandemia, quella del coronavirus. Fra le varie polemiche del caso: infatti, il 25 aprile è una festa già definita “divisiva”, soprattutto da alcune forze politiche di destra che faticano a mandarla giù.

C’è chi ha parlato di scendere in strada a festeggiare l’antifascismo. C’è chi invece, come il direttore del TG LA7 Enrico Mentana, ha proposto di scendere in piazza contro chi non voleva scendere in piazza per festeggiare il 25 aprile che al mercato mio padre comprò, usando il tono sarcastico (forse?) che lo contraddistingue.

Alessandra Mussolini, attualmente senza bandiera politica ufficiale ma con toni destrorsi sempre riconoscibili per non dire di famiglia, si è espressa così: “Il paese è con le pezze al c**o e questi pensano alla Liberazione”.

Insomma, un grande macello, una diatriba senza fine, che non ci risparmia neanche quest’anno, neanche in un momento così tragico.
E neanche in un momento così tragico si è riusciti a trovare un elemento di comunità per questo paese. Se durante i primi giorni di quarantena c’era un grande senso di comunità, siamo italiani!, bandiere alle finestre, cori, flashmob, #stateacasa, e quant’altro, dopo quasi due mesi si può dire che forse siamo messi peggio di prima.

Presidenti di regioni che bisticciano fra loro su questioni di confine e migrazioni fra le parti del paese; ripartiamo, non ripartiamo, partiamo a metà in modo tale che chi deve guadagnarci, ci guadagna.

Dopo il ventennio fascista, sicuramente chi ha voluto e istituito questa festa non avrebbe immaginato che settantacinque anni dopo il loro amato paese sarebbe stato in queste condizioni.

E se molti vedono nell’antifascismo un momento di unione, c’è chi vede la divisione. Ma durante una pandemia ciò passa in secondo piano.
Ma non è solo la pandemia. Non è il COVID-19. Siamo sempre divisi, siamo sempre in un bisticcio continuo. Neanche l’antifascismo o una malattia contagiosa riescono a rimettere insieme i pezzi del Bel Paese?

 

Clara Corsetti

Clara Corsetti

Clara Corsetti è nata a Roma nel 1997 e si è laureata nel 2019 in Storia, Antropologia, Religioni presso l’Università di Roma La Sapienza, con una tesi in storia contemporanea. È attualmente studentessa magistrale in Scienze Storiche e Orientalistiche con indirizzo contemporaneo presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna.

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