Può esistere un mondo senza api? 

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Fin da piccoli abbiamo visto le api come se fossero un nemico, non sapendo quanto siano importanti per l’uomo. In queste poche righe proverò a farvi cambiare idea. 

La scala gerarchica delle api

Come tutti sappiamo, al vertice di questa gerarchia troviamo l’ape regina, subito dopo le api operaie e sterili ed infine i maschi, chiamati fuchi, che nascono da uova non fecondate.  Nel momento in cui sua maestà abbandona il nido, processo chiamato sciamatura, le api che restano nell’alveare hanno il compito di “formare” una nuova ape regina, altrimenti in inverno ci sarebbe la morte certa dell’alveare. Per creare una nuova regina, le api scelgono una trentina di uova dalle mille che hanno a disposizione e, dopo la fuoriuscita dei bruchi, li alimentano con la pappa reale, una secrezione nutritiva delle stesse api. La classe sociale delle api viene scelta tramite l’alimentazione: se un bruco viene alimentato solo con polline e miele diventerà un’operaia, mentre se ha a disposizione la pappa reale diventerà una regina. Per questo motivo la regina è l’unica in grado di deporre le uova; infatti solo i bruchi che si nutrono con la pappa reale riescono a sviluppare gli organi per la riproduzione. Dopo una decina di giorni dalla schiusa delle uova la regina è pronta all’accoppiamento, che avviene in volo ed è chiamato “volo nuziale”, dove si accoppia con più di cento maschi ed è in grado di trattenere il loro seme all’interno di un organo chiamato “spermacea”. La regina può permettersi o meno di fecondare le uova: se le uova vengono fecondate avremo api operaie o regine mentre se le uova non vengono fecondate si sviluppano i maschi, che avranno una sola copia del gene e si dicono emizigoti, questo fenomeno prende il nome di Partenogenesi, la discendenza composta da soli maschi si dice arrenotoca.

Come funziona un alveare? 

Una delle strutture più avanzate in natura è senza dubbio l’alveare, una società dove tutti i componenti hanno un ruolo ben preciso. Il mondo delle api è un mondo pieno di calcoli, basta pensare alla forma esagonale di un favo, dove il rapporto tra perimetro e area è il più vantaggioso, infatti il perimetro è composto da cera che le stesse api producono, ed è per questo motivo che si devono ottenere celle più grandi possibili ma che allo stesso tempo non apportino uno spreco di materiale per la produzione.

Come si produce il miele? 

Le materie prime per ottenere il miele vengono “trovate” direttamente dalle api: il nettare e la melata. La melata è una sostanza appiccicosa e zuccherina prodotta dal metabolismo di alcuni insetti che si nutrono della ninfa delle piante mentre il nettare proviene dai fiori. Queste sostanze vengono raccolte dalle api bottinatrici e introdotte all’interno dell’ingluvie; qui comincia il processo di trasformazione da nettare a miele, grazie all’enzima invertasi che attiva il processo di idrolisi del saccarosio in glucosio e fruttosio. Una volta tornate al nido passano la scorta alle operaie, che a loro volta depongono il bottino nei favi. Essenziali sono le api ventilatrici che con le proprie ali, creano correnti d’aria per far evaporare l’acqua dal miele. Le api utilizzeranno il miele come scorta durante il periodo invernale.

Perchè le api sono così fondamentali per l’essere umano? 

Il ruolo che hanno le api nel nostro ecosistema è centrale; soprattutto per il loro lavoro di impollinazione risultano essenziali per la biodiversità del nostro pianeta, permettendo una diversità genetica di fiori e piante. Attraverso molte ricerche si è stimato che il 70% dei prodotti alimentari che consumiamo è conseguenza delle impollinazioni delle api, e sono essenziali anche per le colture che vengono usate per cibare il bestiame.

Le nostre api sono in pericolo di estinzione ed il pericolo numero uno come sempre siamo noi, per colpa dei pesticidi e insetticidi nell’ambito agricolo. Gli effetti che hanno queste sostanze sulle api sono devastanti. Una recente inchiesta avviata dalla procura di Udine sta indagando sull’utilizzo di un pesticida tossico in Friuli Venezia Giulia: ad esempio in uno dei casi più noti, nel periodo della semina del mais, si è registrata la morte di ben 50.000 api.

Noi nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa: possiamo coltivare lavanda, girasoli o delle margherite nei nostri vasi e, cosa fondamentale, dobbiamo evitare di usare pesticidi o diserbanti.

Se vogliamo fare qualcosa di grande possiamo adottare un alveare, tramite il sito 3Bee, dove si può monitorare l’alveare adottato, così da seguire in remoto, tramite una applicazione, le fasi di sviluppo.

Cerchiamo di fare il nostro meglio perché, come disse George McGavin, importante entomologo: “un mondo senza api sarebbe del tutto catastrofico”.

 

Immagine: Credit to Joris Barbera

Alessandro Paglione

Alessandro Paglione

Odontotecnico specializzato in tecnologia CAD-CAM. Esperto di stampanti 3D e fresatori. Nel tempo libero si dedica a due grandi passioni: la natura ed il mondo animale.

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